No, una seduta di riflessologia non deve fare male.
Le pressioni vengono sempre adattate alla persona e al momento. In alcune zone può esserci una sensazione più intensa, ma non è mai una forzatura. Il lavoro si basa sull’ascolto del corpo, non sulla soglia del dolore.
Ogni persona percepisce la seduta in modo diverso.
C’è chi avverte rilassamento profondo, chi calore, chi una sensazione di leggerezza o di rilascio. Il massaggio varia ad ogni trattamento poiché cambiando il corpo e la condizione emotiva, si percepisce la seduta in modo differente. Il piede è la fotografia del nostro stato generale in un dato momento, ma subisce variazioni ogni volta che riceve informazioni.
Non esiste un numero valido per tutti.
Alcune persone percepiscono dei cambiamenti già dopo la prima seduta, per altre è necessario più tempo. Il percorso viene valutato insieme, rispettando i tempi del corpo e senza creare aspettative rigide.
La riflessologia è una pratica dolce e non invasiva.
In presenza di condizioni particolari o terapie in corso, è sempre importante comunicarlo all’inizio della seduta, così da adattare il trattamento nel modo più appropriato.
Sì.
Il primo compito della riflessologia è la prevenzione; consente di evitare che disagi in corso si approfondiscano e diventino più seri.
Sottoponendosi con regolarità a sedute riflessologiche proprio quando non abbiamo problematiche specifiche, permette all’organismo di mantenersi in buona salute.
Se il problema ha superato la soglia energetica, si è consolidato nella psicosomatica fino ad intaccare la parte organica, occorre un intervento più prolungato nel tempo che spesso deve affiancare il percorso terapeutico medico.
Anticipare questo processo, consente di mantenere uno stato di benessere ed evitare l’evolversi di eventuali disturbi presenti nell’organismo.
No.
La riflessologia non sostituisce cure mediche o terapie, ma può affiancarle come supporto al benessere generale. Il lavoro è orientato all’equilibrio della persona, non alla diagnosi o alla cura di patologie.